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Botta
Tapina me che amava uno sparviero
Amaval tanto ch'io me ne morìa;
A lo richiamo ben m'era maniero,
Ed unque troppo pascer nol dovìa.
Or è montato e salito sì altero,
Assai più altero che far non solìa;
Ed è assiso dentro a un verziero,
E un'altra donna l'averà in balìa.
Isparvier mio, ch'io t'avea nodrito;
Sonaglio d'oro ti facea portare,
perchè nell'uccellar fossi più ardito.
Or sei salito siccome lo mare,
Ed hai rotto li geti e sei fuggito,
Quando eri fermo nel tuo uccellare.
Risposta
Qual sete voi, sì cara proferenza,
Che fate a me senza voi mostrare?
Molto m'agenzerìa vostra parvenza,
Perchè meo cor podesse dichiarare.
Vostro mandato aggrada a mia intenza;
in gioja mi conteria d'udir nomare
Lo vostro nome, che fa proferenza
D'essere sottoposto a me innorare.
Lo core meo pensare non savria
Nessuna cosa, che sturbasse amanza,
Così affermo, e voglio ognor, che sia.
D'udendovi parlar è vollia mia:
Se vostra penna ha bona consonanza
Col vostro core, ond'ha tra lor resìa?